
L’uomo è piu’ soggetto al diradamento dei capelli rispetto alla donna. Le cause sono sia meccaniche (lavaggio e spazzolatura), sia genetiche, detta alopecia androgenetica, che ambientali e ormonali.
L’avanzare della calvizie maschile è progressiva ma lenta. Naturalmente l’uomo va incontro ad una diminuzione dei bulbi piliferi posizionati all’attaccatura a livello frontale e temporale. Questa condizione comincia già all’età adolescienziale ed è sperimentata dal 60% della popolazione maschile sotto i 30 anni e il 70% dopo questa soglia.
Solitamente, nel soggetto maschile, questo fenomeno può essere considerato fisiologico e naturale e si stabilizza seguendo un modello distinguibile nel profilo dei genitori o dei parenti maschi del soggetto, come il padre o i nonno materno.
Calvizie maschile: forme
La calvizie maschile si presenta in due forme:
A evoluzione lenta: è la forma più diffusa di alopecia; non è considerata come un forma di malattia e non è mai molto grave. Inizia dopo i 25 anni e progredisce lentamente fino all’età avanzata.
A evoluzione rapida: è una forma più acuta della precedente e si manifesta dì in età adolescienziale. Ai 20 anni è già in stato avanzato e ai 30 completamente degenerato. Le cause sono sempre da ricercarsi in fattori genetici, ambientali ma anche psicofisici (stress, emotività, ecc.).
Percorso della calvizie maschile
La perdita dei capelli segue un percorso ben definito, ed è stato tema di studio per la classificazione Norwood e Hamilton.
La classificazione Hamilton suddivide la calvizie maschile in 5 stadi: in questo modo il medico potrà dare la migliore terapia in base alla reale situazione del paziente. La clasificazione Norwood aggiunge 4 stadi intermedi per dare maggiore precisione e varietà alla scala. In questo modo terapie mirate e soluzioni ad hoc vengono scelte in base ad una misura più efficiente.
La calvizie maschile è dovuta anche a fattori ormanali. Ormoni come il testosterone inducono ad una produzione eccessiva di sebo, un materiale a base grassosa espulso dalle ghiandole sebacee, distribuite su tutto il corpo, anche sulla cute della testa. Il sebo fa si che la pelle si desquami e produca la cosidetta forfora. In questo modo i bulbi piliferi rimangono strozzati dall’eccessivo grasso sul cuoio capelluto riducendo la possibilità di riscrescita del capello.
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